Quali dati dei collaboratori può trattare il datore di lavoro?
A cura di Advisorn · aggiornato il 25 ottobre 2026 · Art. 328b CO, art. 19 LPD, art. 26 OLL 3
In breve
Il datore di lavoro può trattare dati del lavoratore soltanto in quanto si riferiscano all'idoneità lavorativa o siano necessari all'esecuzione del contratto di lavoro (art. 328b CO); per il resto si applica la LPD. Vale già durante la selezione: a un candidato si possono chiedere solo informazioni che servono a valutarne l'idoneità per il posto.
Che cosa di solito è ammesso
- dati d'identità e di contatto, dati bancari per il salario;
- dati per le assicurazioni sociali e la fiscalità;
- assenze e certificati medici, limitati a ciò che serve (di regola la durata dell'incapacità, non la diagnosi);
- valutazioni del lavoro e formazioni seguite.
Che cosa non lo è, di regola
- domande sulla vita privata, sulla gravidanza o sui progetti familiari;
- controllare il comportamento dei collaboratori con sistemi di sorveglianza (art. 26 OLL 3);
- comunicare dati del personale a terzi senza un motivo, per esempio pubblicare foto o recapiti privati.
Informare i collaboratori
I collaboratori hanno diritto a un'informativa come i clienti (art. 19 LPD): quali dati, per che cosa, a chi vanno (fiduciaria, assicurazioni, software dei salari) e se vanno all'estero.
Domande vicine
Modelli utili
Informazioni generali, non una consulenza sul vostro caso: per il vostro caso conta il testo della legge. Per una domanda sul vostro caso c'è la consulenza di Advisorn.